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I miei interessi

Una fotografia senza una storia da raccontare può essere bella e studiata, ma ai miei occhi resta un esercizio di vanità. Cos’altro può dire se non chiederti insistentemente quanto essa stessa è bella? Un paesaggio patinato, una modella in studio con la pelle levigata a photoshop non mi fanno venire voglia di studiare e riguardare la fotografia solo per scoprire un altro dettaglio inaspettato o cercare un altra chiave di lettura. Quale di loro è infine speciale tra le tante simili a se stesse?

Mi concentro quindi sulle capacità narrative dell’immagine, in termini anglosassoni: storytelling.

Sul Reportage

Il reportage d’autore, deve la sua fama prevalentemente grazie ai lavori eseguiti in contesti difficili; mi pongo in tal senso domande sull’etica della fotografia, quanto sia giusto catturare immagini di persone sofferenti o in contesti decadenti.  Ci vuole una grande sensibilità e maturità per produrre dei lavori equilibrati, penso tra me e me, che diano dignità ai soggetti e non siano una rincorsa del fotografo verso la gloria mediata da una foto sensazionale ma irrispettosa.

L’abilità di un vero fotografo dovrebbe mostrarsi anche in una stanza vuota dice un autore  che incontro sulla mia strada. È certo una provocazione ma mi trovo sostanzialmente d’accordo; non serve una guerra, un bambino africano denutrito o una supermodella per realizzare una fotografia che ha molto da dire. Quel concetto applicato al reportage significa tentare di esercitare uno sguardo estetico e indagatore sulla quotidianità e sulla semplicità delle piccole cose, penso.

Il dialogo con un grande artista e compositore in ambito musicale invece mi turba: “l’artista crea, il fotografo ruba” mi dice, riferendosi alla fotografia di scena. Io subisco in silenzio, non ho gli strumenti nè la caratura per replicare… eppure i suoi concerti vengono promossi con fotografie di pregio. Un furto a fin di bene mi dico.

Gli ingredienti della ricetta

I soggetti nella fotografia sono un’incognita e vanno interpretati al meglio, siano montagne, farfalle o persone. Le persone sono i soggetti più complicati con cui avere a che fare, siano singoli, coppie, gruppi, adulti o bambini. Il fotografo deve osservare, può nascondersi,  può interagire, può dirigere, può condividere, può imporsi. I soggetti possono essere partecipi, indifferenti, intimoriti, complici, talvolta ostili.

La luce nella fotografia è importante, una bella luce spesso giustifica una fotografia anche banale, una brutta luce può mortificare momenti importanti. In ambito reportagistico la luce non può essere propriamente dominata, ma deve essere piuttosto addomesticata.
La tecnologia ci mette a disposizione alcuni strumenti, ma ancora una volta solo la scelta del fotografo può determinare quando la necessità di intervenire è funzionale alla situazione e quando invece è opportuno lasciare scorrere gli eventi.

I momenti e le situazioni nell’ambito del reportage sono spesso irripetibili; il tempo e lo spazio sono fattori decisivi. In questo senso il primo lavoro del fotografo non è armeggiare con attrezzature e obiettivi, bensì immergersi nel contesto ed osservare. L’immagine deve essere stampata nella mente ancora prima di afferrare e impostare l’attrezzatura fotografica; spesso è importante anticipare, individuare situazioni fotografiche accattivanti e presidiarle. In questo senso la fotografia ha delle analogie con la pesca: si getta l’amo e si aspetta.
Essere al posto giusto e al momento giusto può essere un colpo di fortuna, ma non è un caso che ad alcuni maestri capiti molto più spesso che ad altri.

A livello tecnico privilegio le focali fisse. Queste aiutano a svelare ed amplificare le scelte espressive. L’inquadratura e la prospettiva determinano la scelta della focale, la ricerca del taglio migliore avviene muovendosi e pensando, e le gambe e il cervello diventano un componente fondamentale dell’attrezzatura.
L’ottica fissa è però una maestra severa e di tanto in tanto qualche scatto si perde per strada.

La Fotografia

La Fotografia allora si rivela come scelta, insieme di scelte. Supera lo sguardo per tramutarsi in visione, non è solo un furto operato da diavolerie analogiche o digitali, quelle sono le istantanee. È piuttosto il frutto di una collaborazione e condivisione tra il fotografo e i suoi soggetti.

Il fotografo deve mettere a disposizione le competenze tecniche, la propria capacità di sintesi e di lettura visiva agli osservatori del suo lavoro; deve mettere in gioco se stesso.
Il fotografo prende dai soggetti, ma deve, è obbligato a restituire con gli interessi l’essenza catturata, arricchita dalla propria visione.

Questo scambio, questo reciproco arricchimento, la possibilità di incontro e condivisione, la soddisfazione che si prova quando la magia “scatta”… Questi elementi costituiscono la motivazione che mi spinge a pormi con entusiasmo davanti a ogni nuova situazione fotografica.

Il risultato sono le immagini che mostro in questo portfolio.

Fabrizio Cornia